Non batte più il cuore di Roma
"E' morto Viola, l'ingegner Roma". E' il titolo del Corriere della
Sera di domenica 20 gennaio. Forse è il titolo più bello tra quelli
pubblicati dai quotidiani italiani il giorno dopo la scomparsa dei Presidente
giallo rosso. Di sicuro è quello che meglio esemplifica l'opera che in
quasi dodici anni l'ingegnere aveva svolto al vertice della società,
letteralmente ricostruita. «Con lui la Roma tornò capoccia»
ha titolato il Giornale Nuovo, mentre il Giornale d'Italia lo ha ricordato così:
"Dalla Rometta alla Roma passando per Viola".
Con una improvvisata rassegna-stampa abbiamo voluto iniziare l'omaggio al Presidente.
«L'ingegner scudetto», secondo Il Messaggero «Padre della
Roma» per La Nazione di Firenze. E La Gazzetta dello Sport: «Addio
Viola: era la Roma», quella Roma che secondo Tuttosport "Ereditò
piccola per portarla allo scudetto". Sulla stessa lunghezza d'onda La Stampa,
altro quotidiano di Torino: «Viola, La Roma gli deve tutto». Accanto
al dirigente, l'immagine dell'uomo, evidenziata dal Corriere dello Sport: «Un
romantico Ingegnere». O del"combattente": "Addio, presidente
contro" ha scritto La Repubblica; "dalla colletta di Rascel alle battaglie
contro il potere nordista" per Il Giorno di Milano; «Addio a Víola,
il "rivoluzionario"», per Il Resto del Carlino di Bologna. Da
ultimo, ma non ultimo, Il Mattino di Napoli: «Un presidente indimenticabile».
Proprio così, un presidente indimenticabile. Come hanno testimoniato
per primi i tifosi dell'Olimpico, il girono dopo la scomparsa, nella disgraziata
partita contro il Pisa. La rassegna-stampa testimonia della stima acquisita
dal dirigente e per una volta, lasciatecelo dire, nessuno ha dovuto esagerare,
gonfiare aggettivi, mostrarsi buono a prescindere. Perfino l'antipatia sarà
ricordata con affetto, suscitando rimpianti. E quel suo linguaggio tutt'altro
che incomprensibile, quel suo "violese" troppo incisivo e scomodo,
troppo chiaro e pungente. Sempre e comunque fastidioso per chi doveva ricevere
il messaggio, la battuta, l'accusa. Nelle celebrazioni, doverose ma spontanee,
Dino Viola si è probabimente riconosciuto solo in parte. Negli ultimi
anni aveva preferito il silenzio alle battaglie verbali. Ne aveva subite di
tutti i colori. Spesso si era trattato di attacchi proditori, inaccettabili.
Mai però l'aveva sfiorato l'idea di mollare. «La resa - ripeteva
- è dei vigliacchi e questo è un vocabolo che non conosco».
Avrebbe risolto ogni problema facendosi da parte, facendo aprire un nuovo capitolo,
conquistando quella tranquillità alla quale aveva volutamente rinunciato
nel maggio del 1979, convincendo Gaetano Anzaione a cedergli la maggioranza
dei pacchetto azionario. E invece niente. Sarebbe rimasto lì, al suo
posto, chissà per quanto tempo ancora. "L'ingegner-Roma" avrebbe
edificato chissà quanti altri palazzi giallorossi.
MAGGIO 1979: DINO VIOLA SUBENTRA AD ANZALONE
E'il 17 maggio 1979: l'ingegner Dino Viola subentra a Gaetano Anzalone al vertice
della Roma. Inizia una nuova éra per la società giallorossa. Il
nuovo presidente cambia radicalmente la strategia operativa dei club: a guidare
la squadra chiama Nils Liedholm, che ha appena regalato al Milan lo scudetto
della «stella». I giovani diventano la base: al Parma viene prelevato
Carlo Ancelotti, uno dei gioielli più ambiti in quella estate di dodici
anni fa. Sarà una scelta azzeccata: Carlo sarà infatti una "bandiera"
negli anni d'oro.
Già all'esordio la nuova Roma saprà conquistare l'ambita Coppa
Italia. Durante la gestione Viola ci saranno altre tre vittorie nella stessa
manifestazione.
MAGGIO 1983: IL SOGNO TRICOLORE GIA' REALTA
La nuova Roma stravolge lo scenario dei calcio nazionale. Dopo la Coppa Italia
dei 1980 diventa la prima, diretta rivale della "inattaccabile" Juventus
di Giampiero Boniperti. Proprio contro i bianconeri a Torino saltano fuori i
centimetri che impediscono ai giallorossi il sorpasso-scudetto. Ci sarà
un'altra Coppa Italia, ci sarà soprattutto un passo in più verso
la méta tricolore, tagliata nel maggio del 1983 a oltre quarant'anni
di distanza dalla prima affermazione. Paulo Roberto Falcao è l'anima
vincente di una squadra imbattibile. Boniperti sorride nel giorno in cui la
coppa dello scudetto diventa romanista. Dino Viola va in pellegrinaggio al Divino
Amore, in bicicletta (è il 22 maggio dei 1983), poi varca la soglia di
Palazzo Madama, eletto Senatore della Repubblica come indipendente nelle liste
della Democrazia Cristiana. "Un'esperienza utile ma da non ripetere",
dirà poi.
LO STILE-ROMA SI FA LARGO ANCHE IN EUROPA
Viola al rientro negli spogliatoi: un'immagine che testimonia il nuovo corso
giallorosso, la mentalità da grande squadra e grande società.
t lo -stile-Roma,, che dopo aver mietuto successi e consensi in Italia varca
i confini. La Coppa dei Campioni diventa una marcia trionfale con un epilogo
imprevisto e imprevedibile. Sarebbe stato l'ultimo atto di una prima fase ricca
di riconoscimenti. Liedholm ha già annunciato l'addio, ma dopo l'amarezza
contro il Liverpool chiede e ottiene dai suoi ragazzi un congedo vincente: arriva
la terza Coppa Italia della gestione-Viola.
Agostino Di Bartolomei e Roberto Pruzzo, insieme a Falcao, Conti, Vierchowod,
Tancredi e compagnia, scrivono pagine importanti a metà degli anni Ottanta.
La Roma che vince sa divertire, dare spettacolo, aprire nuove strade dal punto
di vista tattico.L'applauso è di rigore anche da parte dei tifosi "eccellenti"...
IL FUTURO HA BASI SOLIDISSIME
Una grande opera realizzata (il Centro Sportivo "Fuivio Bernardini"
a Trigoria) e una che resterà nei sogni (il nuovo stadio polifunzionale).
Per Dino Viola, al quale l'allora presidente dei Coni Carraro consegna la Stella
al merito sportivo, lotterà fino all'ultimo sapendo in partenza che quella
sua idea potrà essere finalizzata alla memoria.
L'opera dell'ingegnere va oltre le barriere sportive, addirittura oltre lo scudetto
e la finale di Coppa dei Campioni: la Roma può guardare al futuro senza
paura e l'immagine qui sopra sintetizza tutto ciò che il massimo dirigente
giallorosso ha saputo fare per il passato, il presente e il futuro. I tifosi,
a cominciare da quelli più giovani, possono star certi che il passaggio
di consegne non determinerà alcun trauma, anche volendo nessuno potrà
smarrire la "retta via" che con tanto sacrificio ed altrettanto amore
il Presidente era riuscito a tracciare.
SOLO 4 TECNICI: NON C'E STATO BISOGNO DI RIVOLUZIONI
Per anni la Roma è andata (tristemente) famosa per i repentini cambi
sulla panchina. Dino Viola apre una nuova éra anche in questo senso:
nelle 12 stagioni che lo vedono al vertice della società egli si affida
a quattro grandi strateghi. Il primo, Nils Liedholm, soggiornerà nella
capitale per sette anni, in due fasi diverse. La prima lo vedrà conquistare
lo scudetto, tre Coppe ]taiía e la finale di Coppa Campioni nel 1984.
Lascia una pesante eredità al connazionale Sven Goran Eriksson, per il
quale Viola sfida (e batte) il Palazzo federale. Ci sarà uno scudetto
sfiorato, una pagina drammatica (Lecce) e una rimonta (8 punti alla Juventus)
da guinnes. L'ultimo atto è scritto da Gigi Radice: fa miracoli con una
squadra che deve affrontare mille problemi. Per lui un sesto posto è
sinonimo di ritorno in Europa. Ed ora Ottavio Bianchi, per il quale il futuro
forse deve ancora iniziare.
DA PAULO ROBERTO FALCAO A RUDI VOELLER: UNA GALLERIA
DI CAMPIONI
Sono stati dieci gli stranieri acquistati da Dino Viola tra il 1980 e il 1990:
Paulo Roberto Falcao e Rudi Voelier rappresentano i "poli" di questa
strategia. Un brasiliano ed un tedesco per due epoche diverse, entrambe dense
di significato. In queste pagine, accanto ai fuoriclasse acquistati dalla Roma
nell'ultimo decennio oltre frontiera (come dimenticare Toninho Cerezo...?) abbiamo
voluto inserire anche Ruggero Rizzitelli.
L'ingegnere ha sempre avuto un'attenzione particolare per questo ragazzo prelevato
dal Cesena. Nel 1979 aveva iniziato da Carlo Ancelotti e proprio Rizzitelli
doveva rappresentare la continuità nella ricerca dei giovani talenti
in provincia. E proprio nei quadri sociali che pubblichiamo in questo improvvisatissimo
inserto c'è il segno inconfondibile della strategia che ha sempre guidato
i più stretti collaboratori dell'ingegnere sul mercato nazionale.
GLI ULTIMI GIORNI TRASCORSI TRA SORRISI E SPERANZE
Non ha mai avuto dubbi sulla propria guarigione e durante il periodo di convalescenza
trascorso a Pieve di Cadore (dopo l'operazione subìta il 28 dicembre)
aveva spesso scherzato con il personale e lo staff medico dell'ospedale. Era
di nuovo pronto a "scendere in campo", a riprdndere la guida che di
malavoglia era stato costretto a delegare. In quei giorni di riposo forzato
aveva voluto continuare a lavorare.
Guai a chiedergli notizie sulle sue condizioni, voleva sapere della «sua»
Roma, della squadra, dei tifosi. E queste immagini, rapite all'album di famiglia,
sono allo stesso tempo la testimonianza della serenità e dei lavoro.
Rientrato a Roma, il male lo ha aggredito, impedendogli qualsiasi risposta.
Ha capito e s'è comportato di conseguenza. Alle 13,30 di sabato 19 gennaio
è spirato. Serenamente. Così come aveva sempre vissuto, a dispetto
delle mille battaglie affrontate e quasi sempre vinte.
Tratto da La Roma di Gennaio 1991
