Passato, presente e futuro nel mirino dei presidente giallorosso
Viola a ruota libera
di Pino Cerboni
Dino
Viola a ruota libera. Passato, presente e futuro della Roma; il Dcalcio e le
sue sinergie; la Juve e la Lazio; i tifosi giallorossi. Il presidente, insomma,
non si lascia sfuggire niente.
Uscito finalmente dall'impasse cui l'aveva costretto la macchina dei Mondiali,
Viola si sente rigenerato.
Ha gli stessi stimoli di quando nel '79 prese la Roma da una condizione miseranda
e la portò ad essere una grande dei calcio italiano. Non è poco,
dal momento che se è vero che uno scudetto vinto nella capitale ha più
valore di dieci vinti a Torino o a Milano, è anche vero che sfibra più
un anno di presidenza alla Roma che dieci altrove.
-Presidente, quale futuro per la Roma dopo la
crisi?
“Altro che crisi. Parlerei piuttosto di dramma. Un dramma che è
durato due anni e mezzo. Siamo passati dagli ottantamila spettatori di inizio
decennio ai sedicimila dei Fiaminio, senza che noi potessimo in qualche modo
intervenire. Abbiamo imboccato un tunnel lungo e buio, abbiamo patito talmente
tanto che nessuno potrà rendersi mai conto delle nostre sofferenze, dei
nostri disagi. Finalmente siamo usciti dal tunnel e abbiamo preso la rincorsa.
Voglio dire che abbiamo adesso lo stesso slancio di quando nel '79 divenni presidente
e portai la Roma, che versava in una crisi tecnica spaventosa e aveva una passività
di patrimonio impressionante, ad acquisire un prestigio tecnico ed economico
di grande spessore. Siamo pronti a ripetere e a migliorare quei successi".
-Prima il Milan, ora anche la Juve. Le sinergie
extra-calcio prolifícano a vista d'occhio.
"Ho sempre rifiutato il discorso. Le sinergie che nulla hanno a che fare
con l'azienda sportiva sono dannose. Pericolose. Ho letto tempo fa che anche
Vicini ha sottolineato come ormai il panorama calcistico sia ben delineato:
otto squadre da una parte, il resto dall'altra in condizioni miserevoli. Io
sono ancora più rigido, perché le squadre sinergiche sono di meno.
Quando mi sono battuto per un impianto polifunzionale che avrebbe potuto costituire
la nostra sinergia, sono stato attaccato da tutte le parti. In pochi hanno recepito
il mio discorso. Questo è il risultato e adesso cominciano a lamentarsi
un po' tutti. Si dice: in campo non vanno i miliardi, ma i giocatori. E vero,
ma se si esagera, questo detto non vale più. Provate a mettere in campo
giovani speranze contro campioni affermati..."
-Qualcuno
si dice sicuro che la sinergia potrebbe arrivare da Gardini. Le ha mai chiesto
nulla? L'ha mai sentito? E se si facesse avanti per rilevare la Roma, lei che
cosa gli risponderebbe?
"Finora non l'ha mai fatto, questo sia chiaro una volta per tutte e non
so se mai lo farà. Credo però che se un giorno mi venisse a chiedere
la mia bella donna, diventerei geloso. Molto geloso. Se invece mi chiedesse
di dividere quella donna, allora dico che non sarei contrario di partecipare
allo stesso convivio. Del resto sotto l'etica della morale non ci sarebbe nulla
di scandaloso. Eppoi Gardini è una persona in gamba, che stimo. Mi auguro
che si possa tornare a vincere insieme. Lui con il basket, io con il calcio"
-Anche Agnelli è un personaggio che lei
stima motto. Come lo giudica?
"Devo forzatamente dividere la risposta in due parti. Se devo giudicare
il fatto che è entrato con la Fiat nella Juve, il che mi ha rattristato
perché pensavo mai sarebbe accaduta una cosa simile. Se invece devo giudicarlo
come sempre, allora non posso che parlarne bene. Sul mercato ha operato al meglio
e la Juve, nonostante qualche disagio inevitabile legato ai problemi di amalgama,
tornerà ad essere altamente competitiva. Anzi vado più in là,
glielo auguro".
-E la Lazio, presidente? Come mai Calleri adesso
si lamenta con il Coni mentre invece tempo fa si trovò in disacccordo
con lei e con le sue iniziative?
Alla seconda parte della domanda non rispondo, né risponderò mai.
Per quanto riguarda la Lazio, invece, l'ho sempre considerata in passato con
massima stima e la mia considerazione nei confronti dei cugini non è
mai venuta meno"
-Presidente crede veramente che la Roma possa
aprire un nuovo ciclo vincente?
"Sì, assolutamente. Nel '79 faticammo un po', perché la situazione
era diversa, si partiva cioè dal niente. Ora invece qualche base c'è.
Così come la voglia di fare. Che nessuno, però, ci blocchi nelle
nostre iniziative, perché noi chiediamo solo il rispetto delle leggi
di Stato e delle leggi sportive. Che non ci intralcino con ostacoli meschini,
dovuti alla presenza di... consorelle o di confratelli. Non sarebbe più
sopportabile".
-I tifosi, che hanno ritrovato entusiasmo e quel
che più conta l'unítà, possono dunque star tranquilli?
Che cosa si sente di dire loro?
"Ho capito e condiviso la loro contestazione. Quando le cose non vanno
bene e vedono magari che viene a mancare l'impegno della società hanno
il diritto di lamentarsi. In questi due anni, però, noi non abbiamo avuto
colpe, ci sono state legate le mani e i piedi. Fortunatamente è finito
tutto, il tunnel è alle spalle. Ho perdonato, o meglio ho capito il rammarico
dei tifosi, il loro dolore. Non mi sono mai piaciuti i proclami, non comincerò
certo a farhe ora, ma voglio dire: forza ragazzi, insieme supereremo meglio
qualsiasi ostacolo".
Tratto da La Roma di settembre 1990
