Viola: "Se vinco lo scudetto prendo una valigetta e me ne vado in campagna con la mia coscienza"
Di Enrico Maida inviato del "Giornale" di Milano
Dino viola
é forse l'unico presidente a tempo pieno nella variopinta flora del calcio
italiano.
Votato anima e corpo ad una causa che nessuno, nel dopo guerra é riuscito
a vincere, questo tenebroso ingegnere che si concede una sola civetteria, nascondersi
l'età, é riuscito a divincolarsi dalle maglie di un ambiente che
in passato aveva "bruciato" personaggi anche autorevoli. Un ambiente
difficile, infido pieno di trabocchetti, inqinato da trame oscure che costituiscono,
purtroppo, un patrimonio di questa città. Dino Viola affronta il suo
quarto anno al vertice della Roma e all'uomo, al di là delle angolosità
del carattere e dei difetti che spesso gli vengono contestati, va riconosciuto
il merito di aver restituito la verginità a una società che si
trascinava tra collette e compromessi. Sarà il presidente dello scudetto?
Cerchiamo di capirlo in questa intervista.
Ingegner Viola ha letto? Agnelli dice di temere
soprattutto la Roma, perché ha il gusto del gioco e perché sono
molti ad amarla.
"Trattandosi di un personaggio che ha il gusto dello spettacolo calcistico
sono lieto dell'apprezzamento, anzi sono felice perché é la prima
volta, se non sbaglio, che l'Avvocato si accorge di noi. Non voglio credere
che ci sia dell'ironia nelle sue parole, che certamente si riferiscono al gran
numero di tifosi e simpatizzanti che vorrebbero veder approdare lo scudetto
a Roma dopo 40 anni."
Gli auspici sembrano favorevoli episodi come quello
di Pieri, in passato, si ritorcevano spesso contro la Roma. Che sia la volta
buona?
"Il comportamento di Pieri é stato ottimo e non sono l'unico a sostenerlo.
Il passato, statisticamente parlando, non ha alcuna rilevanza, il rigore c'era
e anzi a giudicare da quel che si é visto in tribuna, ce n'era un altro
prima che non é stato fischiato. Mi chiede se é l'anno buono?
Le rispondo così: a noi interessa che ogni settimana sia buona, nel senso
che ci prepariamo a soddisfare il pubblico in tutte le occasioni."
E' da poco cominciata la sua quarta stagione presidenziale
in un ideale consuntivo cosa ricorda di bello e di brutto?
"Il peggior momento mi riporta indietro nel tempo e ha una data: quella
in cui ho accettato di dirigere la Roma e mi sono trovato di fronte ad ostacoli
apparentemente insormontabili. Più tardi però, mi sono accorto
che ha prezzo di grandi sacrifici é possibile fare qualcosa di buono
in una città che per troppi anni ha visuto di attese e illusioni e questa
mi creda é stata una soddisfazione straordinaria."
Però ogni anno la squadra cambia connotati.
Liedholm ha utilizzato 38 giocatori, perché?
"Perché é sempre alla ricerca del meglio."
A proposito di Liedholm come funziona il vostro
chiacchieratissimo sodalizio?
"E' una strana coesistenza che ha il difetto di essere perfetta. Abbiamo
caratteri diversi, ma sono proprio questi i requisiti di un matrimonio felice.
Non ho mai avuto paura di un divorzio che da parte mia non ho mai sollecitato,
essendo un conservatore, tra me e Liedholm basta una streta di mano che vale
più di qualunque pezzo di carta."
E' vero che nella Roma vige un regime di monarchia
assoluta?
"Falso. Non ho mai aspirato al ruolo di presidente padrone. Mi sottopongo
quotidianamente al giudizio dei miei collaboratori a cui chiedo non una, ma
dieci volte cose di cui sono intimamente convinto."
Se allora non é la Roma di di Viola, di
chi é? Di Liedholm, di Falcao?
"La Roma appartriene a tutte le componenti della società e prescinde
dagli uomini. Io d'alttra parte non mi sono mai opposto ai rapimenti e nopn
escludo che in futuro possano avvenire; ma non mi spavento e vado avanti senza
vivere nell'angoscia."
Si é detto e scritto molto sul secondo
straniero romanista. Dica la verità: Prohaska é stato un ripiego?
"Assolutamente no. Prohaska risponde ai tre requisiti che per me sono fondamentali:
tecnica, statura morale, quotazione accessibile."
Assumerebbe un personaggio come Allodi?
"E perché no? Ad Allodi si riconosco tante qualità. Mi vergognerei
ad asumere un personaggio di secondo piano, uno yes-man."
Cosa manca alla Roma per essere la Juventus?
"La profondità delle radici. Noi per crescere abbiamo bisogno di
tanta acqua e degli anticrittogramici. Cose di cui il prodotto Juve può
fare a meno."
Come ha fatto a strappare Vierchowood a una concorrenza
tanto agguerrita?
"Coltivando i rapporti umani. Non dimentichiamo che la trattativa per Vierchowood
risale all'anno scorso e sfumò per qualche incomprensione. L'amico Mantovani
ha capito che c'ero rimasto male."
Carraro, Sorcillo, Boniperti, il Papa, Pertini
Laura Antonelli... scelga uno di questi personaggi per una cena a lume di candela.
"Vorrei incontrare tutti separatamente. Per il bene della Roma mia moglie
acconsentirebbe anche a un randez-vous con Laura Antonelli."
Come si spiega il deficit della Roma a fronte
di incassi tanto cospicui?
"Conosco squadre di serie C che accusano deficit superiori a quello della
Roma, la cui gestione é confortante sotto tutti i punti di vista. Ma
non basta a cancellare un passato che soltanto la concessione di un mutuo realmente
agevolato può alleviare. Noi siamo favorevoli ai prezzi popolari, ma
non possiamo tollerare richiami da parte di quelli che attingono a piene mani
dal nostro fatturato."
Parliamo della festa per lo scudetto. E' pronta
la lista degli invitati?
"Sarebbe fantastico radunare i tifosi, i campioni del '42, e tutti gli
amici veri della Roma, che ho già individuato. Ma io non vi parteciperei."
E dove andrebbe? Non vorrà davvero buttarsi
da Ponte Milvio?
"Prima di morire, vorrei tanto arrivare a quella domenica sera per prendere
una valigetta metterci dentro qualcosa di intimo e andare in campagna, da solo
con la mia coscienza, convinto di aver fatto semplicemente il mio dovere."
Prima di andare in campagna, Ingegner Viola, ci
suggerisca il titolo per questa intervista.
"Viola ringrazia l'Avvocato Agnelli."
Tratto dal sito di Lorenzo (www.asromaultras.it)
