E' severamente vietato non iscrivere la Lazio
di Salvatore Napolitano
31/7/2004
Si può essere iscritti al campionato di serie A nonostante i conti
in «coma irreversibile», secondo la perfetta definizione del neo-presidente,
Claudio Lotito? Naturalmente, sì: basta applicare le regole della Federcalcio,
le stesse che i suoi massimi dirigenti, da Carraro a Galliani, hanno definito
«rigide». Di davvero rigido, invece, c'è solo il loro pervicace
attaccamento alle poltrone. La storia dell'iscrizione della Lazio racconta
il modo in cui la Figc vara le sue norme. Ripercorriamone le tappe principali:
nel marzo 2003, fu introdotto un nuovo parametro per dare un segnale al Parlamento,
che aveva da poco approvato l'ineffabile legge, cosiddetta «spalma perdite»:
il rapporto tra il patrimonio netto e l'attivo patrimoniale doveva essere
non inferiore a 0,50, pena l'esclusione dal campionato. Finalmente, una decisione
ineccepibile: peccato avesse il piccolo difetto di essere inapplicabile. La
Juventus, che aveva il valore migliore, si fermava a 0,21. Il 17 marzo scorso,
il Consiglio federale ha deciso di ammorbidire il parametro, portando il limite
a 0,10: sostanzialmente, un clima da «iscriviamole tutte». Occorre
infatti segnalare che nei manuali di economia aziendale è spiegato
come un rapporto inferiore a 0,33 segnali una situazione di squilibrio. E
il famoso parametro degli anni precedenti, quello ricavi/indebitamento non
inferiore a tre? Declassato: il suo mancato rispetto non osta più all'iscrizione,
ma obbliga semplicemente, nel corso del calcio mercato, a vendere prima di
acquistare.
Nonostante l'allargamento delle maglie, per la Lazio erano limiti comunque
irraggiungibili: basti pensare che al 31 marzo il patrimonio netto era negativo
per 38 milioni e 900mila euro. Inutile calcolare il rapporto. Inoltre, l'ammontare
dei debiti superava la somma di crediti e liquidità di circa 285 milioni.
E le perdite accumulate nei primi nove mesi dell'esercizio erano state pari
a 84 milioni e 900mila, dunque con un «rosso» mensile di circa
9 milioni e 400mila. Il 30 aprile, la Federcalcio ha deciso di integrare le
sue norme con un comunicato, numerato 167 A: in caso di mancato rispetto del
parametro, l'incremento dei mezzi propri poteva essere effettuato non solo
nel modo classico dell'aumento di capitale, ma anche tramite «l'utilizzo
del saldo attivo finanziario al 9 luglio 2004 derivante dalle operazioni di
trasferimento dei calciatori italiani e non» purché nell'ambito
dell'Unione europea. Avviso per gli studenti ripetenti di Ragioneria: se il
vostro professore vi avesse consigliato di abbandonare gli studi, avete un
impiego sicuro: in federazione, a varar norme.
Così, la Lazio ce l'ha fatta: dall'aumento di capitale ha reperito
finora 43 milioni e 900mila euro. Aggiungendo i ricavi realizzati con le cessioni
di Stam (10 milioni e mezzo) e di Corradi e Fiore (16 milioni e 600mila) si
ottiene un totale di 71 milioni, che porta i mezzi propri (solo secondo il
dettato federale, è bene sottolinearlo) a 32 milioni e 100mila: fatto
il rapporto con l'attivo patrimoniale al 31 marzo, pari a circa 289 milioni,
ne risulta uno 0,11 appena sufficiente a passare l'esame. Ma la realtà
del bilancio è un'altra: è facile dedurre che il patrimonio
netto della Lazio sia, al momento, nuovamente negativo. Infatti, con perdite
medie mensili di 9 milioni e 400mila, nei tre mesi dal 31 marzo al 30 giugno
si può presumere un totale di 28 milioni e 200mila: sommandolo al patrimonio
netto del 31 marzo, negativo per 38 milioni e 900mila (67 milioni e 100 mila),
si vede immediatamente che l'aumento di capitale non è stato sufficiente.
Ma, si dirà, non sono state considerate le plusvalenze derivanti dalle
cessioni di Stam, Corradi e Fiore: secondo quanto ha dichiarato la Lazio,
esse ammontano a 20 milioni e 800mila. Non basta lo stesso: e c'è molto
da discutere sul fatto che siano davvero plusvalenze. Il perché risale
alla famigerata legge cosiddetta «spalma perdite»: la Lazio vi
ha fatto ricorso e ha potuto ripartire in dieci anni le perdite derivanti
dalla svalutazione del patrimonio calciatori. La situazione è paradossale:
applico la legge perché ipotizzo una perdita «permanente»
di valore e, dopo un anno, realizzo una plusvalenza. Con ciò dimostrando
che non c'era nulla di permanente. Inoltre, nel bilancio restano iscritti
i valori derivanti dalla spalmatura di perdite relative a giocatori che sono
stati trasferiti.
In base ai princìpi fondamentali sui bilanci, sanciti dalla legge,
di evidenza e verità, chiarezza e precisione, quei valori dovrebbero
essere sottratti dai ricavi ottenuti dalla cessione: ne deriverebbero delle
minusvalenze, e non le plusvalenze annunciate. Una cosa è perciò
chiara: il prossimo aumento di capitale della Lazio non è ancora partito
solo perché quello attuale sarà completato il 5 agosto.
(Fonti: www.ilmanifesto.it e www.indiscreto.it)
