A Capitalia lo scudetto dei crediti verso la Parmalat
di Marco Liguori
19/7/2004
Primo il gruppo Capitalia, secondo il Sanpaolo Imi, terza Intesa. Non è
l'ordine d'arrivo per un podio olimpico, né una classifica per un rating
dei migliori istituti di credito: è l'indebitamento bancario delle
società del gruppo Parmalat poste in amministrazione straordinaria,
secondo il «decreto Marzano» del 20 dicembre 2003 convertito in
legge durante lo scorso febbraio. I dati, riportati nel piano di ristrutturazione
del commissario straordinario Enrico Bondi, riguardano l'esposizione del gruppo
di Collecchio verso il sistema creditizio italiano: la cifra complessiva è
pari a oltre un miliardo e 977 milioni di euro (per i nostalgici della vecchia
lira, 3.830 miliardi). Quella verso gli istituti esteri ammonta a poco più
di 544 milioni (1.054 miliardi di vecchie lire): il totale complessivo è
di 2 miliardi 522 milioni (poco più di 4.884 miliardi di lire). Cifre
da capogiro, che si sono abbattute come una mannaia soprattutto sul nostro
universo creditizio, già provato in precedenza dal dissesto della Cirio.
La Parmalat spa, stando al piano Bondi, risulta essere la società che
presenta la massa debitoria più rilevante nei confronti dei gruppi
creditizi italiani e stranieri, pari a 2,12 miliardi. L'indebitamento riguarda
in particolare sette società che sono oggetto di concordato: Parmalat
Finanziaria, Parmalat spa, Eurolat, Lactis, Panna Elena, Centrale del latte
Centallo e Contal. Le banche coinvolte nel dissesto hanno visto il congelamento
di tutte le cifre dovute sino alla data di ammissione alla procedura straordinaria
di ciascuna società del gruppo alimentare: la legge Marzano ha impedito
loro per due anni il recupero delle somme. Anche le banche dovranno dunque
accettare il concambio proposto nel piano di ristrutturazione: per ogni mille
euro di credito riceveranno 73 azioni della nuova Parmalat. Molti degli istituti
hanno già annunciato da tempo di voler prendere misure per limitare
i danni: la ferita loro inferta dal crac, come si evince dal piano Bondi,
è comunque molto profonda. Come ha specificato la Parmalat al manifesto,
in forza della legge istitutiva, i crediti delle banche sono stati considerati
dal commissario come «chirografari»: ossia secondari rispetto
a tutti gli altri, come quelli dovuti ai dipendenti oppure al fisco. Gli istituti
hanno potuto ammortizzare le somme ormai inesigibili tramite gli accantonamenti
al fondo rischi del bilancio oppure defiscalizzandole. Tali opportunità
non sono invece concesse dalla legge agli obbligazionisti e agli azionisti
coinvolti nel dissesto, che si limiteranno a partecipare alla procedura concordataria.
Il piano Bondi è stato sottoposto all'attenzione del ministro delle
Attività produttive Marzano, che dovrà esprimere un giudizio
entro il 21 luglio.
Al primo posto della classifica c'è dunque Capitalia, con un'esposizione
pari a 367,5 milioni di euro. A questo proposito, bisogna ricordare la circostanza
che l'ex presidente Calisto Tanzi, indagato per le vicende del crac Parmalat,
è stato consigliere dell'istituto romano sino al novembre del 2003.
Seguono nella graduatoria il Sanpaolo Imi con 278 milioni, Banca Intesa con
271 milioni e Unicredit con 132 milioni. Ci sono anche tre altre «big»
del credito nostrano: Monte dei Paschi (107,7 milioni), Bnl (180 milioni)
e Antonveneta (31,4 milioni). Ma nel dissesto di Parmalat è stato coinvolto
anche il credito cooperativo: Popolare di Lodi (142,1 milioni), Popolare Emilia
(82 milioni), Popolare di Bergamo (60 milioni), Popolare di Milano (27,8 milioni),
Banco Popolare Verona e Novara (29,5 milioni), Banca Popolare di Vicenza (23
milioni) e Credito Valtellinese (3,8 milioni). La Banca Del Monte di Parma,
il cui presidente Franco Gorrieri è stato arrestato nell'ambito delle
indagini delle Procure di Parma e Milano sul crac, presenta un'esposizione
di appena 13,6 milioni nei confronti della Parmalat spa.
Tra le banche estere, al primo posto c'è la Citibank, con un credito
di 117,2 milioni verso la Geslat. Gli altri gruppi sono rimasti impelagati
con la Parmalat spa. In classifica segue la Bank of America con 63,4 milioni
di euro; al terzo posto c'è la Ing Bank con 52 milioni, al quarto la
Deutsche Bank con 37,6 milioni.
(Fonti: www.ilmanifesto.it e www.indiscreto.it)
