Solo Pieroni sa dove sia finito Patrick Kalambay
di Salvatore Napolitano
10/6/2004
Un dono non si rifiuta mai. Specialmente se è importante e se vien
fatto per giunta dal Milan o dall'Inter: ma il massimo è quando arriva
da entrambi. Regali a parte, la situazione è fin troppo chiara: l'Ancona,
appena retrocessa in B, ha ingaggiato una lotta contro il tempo nel tentativo
di salvarsi dal fallimento. A tal proposito, sarà decisivo l'esito
dell'assemblea del 21 giugno, il cui ordine del giorno prevede un aumento
di capitale da 20 milioni di euro: su chi lo sottoscriverà fioccano
le voci, ma l'incertezza regna sovrana.
Per meglio capire lo stato dei conti dell'Ancona (la totalità delle
azioni è in mano a una società estera: la Kruger Investiment
LLC ) è utile studiare l'ultimo bilancio ufficiale, ossia quello approvato
al 30 giugno 2003: scorrendolo, ci si imbatte in amene curiosità. A
prima vista, nulla di preoccupante: una perdita di soli 104.144 euro. Sarebbe
dunque bastato risparmiare appena un po' su telefonate, luce, vitto, alloggio
e trasporti e sulle spese di rappresentanza per chiudere addirittura in utile.
Ma è stato il risultato positivo della gestione straordinaria a riequilibrare
i conti: ben 6 milioni e 720mila euro. Non male, considerando che il fatturato
della gestione ordinaria è ammontato a 9 milioni e 657mila euro: una
società in cui gli avvenimenti straordinari valgono il 69,59% di quelli
ordinari non sprizza certo salute.
Perché tale gestione ha un peso così elevato? Quando si parla
di calcio, la parola magica è una sola: plusvalenza. Ma anche, giusto
per sottilizzare, sopravvenienza: ossia, il guadagno ottenuto dalla vendita
di un calciatore per il quale non era stato sostenuto alcun costo di acquisto.
Ebbene, nei conti 2002-2003 spiccano le sopravvenienze relative alle cessioni
di due ragazzi dell'84: Patrick Kalambay e Daniele Di Tora: pari rispettivamente
a 2 milioni e 117mila e a 2 milioni e 550mila euro. Sta in ciò il gradito
regalo di Milan e Inter. Normalmente, questo tipo di operazioni a prezzi maggiorati
prevede lo scambio: io do uno sconosciuto a te, tu ne dai uno a me, e siamo
contenti entrambi. In questo doppio caso, no: l'Ancona ha ceduto Kalambay
al Milan e Di Tora all'Inter, ma in cambio non è arrivato nessuno.
In altre parole, solo i marchigiani hanno ottenuto un guadagno. E la convenienza
dell'operazione per Milan e Inter? Un mistero non spiegabile con i bilanci.
In più, né i rossoneri né i nerazzurri fremevano dalla
voglia di annoverare nelle rispettive rose i due calciatori: tanto che Kalambay
è stato spedito nella squadra primavera a farsi le ossa, mentre Di
Tora, dopo una stagione anonima, è tornato all'Ancona in prestito a
fine agosto 2003.
In realtà, la storia di Kalambay è più complicata e fa
sorgere un altro interrogativo: preso nel luglio 2002, il Milan lo ha subito
diviso in comproprietà con i marchigiani, valutandola un milione e
56.500 euro. A gennaio 2003, ha acquisito per intero i diritti di utilizzazione
delle sue prestazioni, dando all'Ancona, per quella metà, 350mila euro:
la società rossonera ha riportato cioè un provento pari a 708.500
euro. Così si legge nel bilancio del Milan. Parallelamente, l'Ancona
avrebbe dovuto contabilizzare un onere dello stesso importo: ma, sorprendentemente,
non ve n'è traccia nel suo bilancio. Alla voce «oneri da compartecipazione
ex-art. 102-bis delle NOIF» il nome di Kalambay non è menzionato.
E allora? Potrebbe essere stato messo tra le minusvalenze? Non sarebbe corretto
dal punto di vista formale, ma sanerebbe la situazione da quello sostanziale.
Tuttavia, il mistero permane, perché nel conto economico è iscritto
solo il loro ammontare totale: ben 5 milioni e 231mila euro. La chiarezza
richiesta dal Codice civile resta un'utopia. Non dovrebbe essere consentita
la mancata specificazione di una somma talmente ragguardevole, ma tant'è.
Rientra invece nel criticabile andazzo del mondo del calcio la plusvalenza
incrociata fittizia: lo scambio tra Giuseppe Consta e Marco Leonelli ha coinvolto
Ancona e Como. Sono due ragazzi della primavera. Per la società del
presidente Ermanno Pieroni, il beneficio è stato di 2 milioni e 550mila
euro. Anche in questo caso, un risultato niente male, in un periodo di vacche
magre. E' però esilarante la presenza nei conti di Marco Storari: l'attuale
portiere del Messina, cresciuto nel Perugia di Gaucci, è riuscito a
garantire nello stesso bilancio sia una sopravvenienza attiva di un milione
che una plusvalenza di due milioni. Passiamo ora alle note veramente dolenti:
basti pensare alla differenza tra debiti e crediti, pari a circa 15 milioni
e 600mila euro. Oppure ai debiti verso l'Erario, pari a poco più di
10 milioni, o a quelli verso gli enti previdenziali, pari a poco più
di 3 milioni e 700mila euro. Per quelli verso l'Enpals (3 milioni e 522mila
euro), la società ha ottenuto una rateizzazione in sessanta rate mensili:
ma restano debiti.
Ultima considerazione: in base alle nuove norme di iscrizione al campionato,
varate dalla Figc in aprile, è stato introdotto un nuovo parametro.
Il rapporto tra il patrimonio netto e l'attivo patrimoniale deve essere non
inferiore a 0,10. Nel caso dell'Ancona, anche se il dato si riferisce al 30
giugno dell'anno scorso, il risultato era inequivocabile e risultava dagli
spiccioli di patrimonio netto rimasti, appena 148.173 euro, e dai 30 milioni
e 332.025 euro di attivo totale: 0,0049. Ossia, venti volte meno di quanto
richiesto.
Salvatore Napolitano
(Fonti: www.ilmanifesto.it e www.indiscreto.it)
