Per la Juventus uno stadio Grande e anche un pò Stevens
di Marco Liguori e Salvatore Napolitano
12/4/2004
Via del Carmine è una lunga strada del centro di Torino, che ha più
di un legame con il calcio cittadino. Verso la fine, e precisamente al numero
civico 29, vi si trova infatti la sede della società granata, mentre
poco dopo averla imboccata da piazza Savoia, al numero 2, c'è lo studio
del presidente della Juventus, l'avvocato Franzo Grande Stevens. Proseguendo
per circa duecento metri, al numero civico 10, sorge invece un palazzo signorile
che fa angolo con via dei Quartieri. Al secondo piano, nello stesso ufficio,
ci sono le sedi di due società fiduciarie: la Nomenfid e la Simonfid.
In realtà, secondo le visure della Camera di Commercio, in quello stessopalazzo
c'è anche la sede di una terza fiduciaria, la Sofegi, che controlla
con il 76,72% la Simonfid. Ma al citofono la Sofegi non appare. Tutte e tre
hanno un legame particolare con il mondo del calcio, che scopriremo tra poche
righe.
E' utile fare ora un passo all'indietro nel tempo e ricordare cosa è
accaduto lo scorso luglio 2003: il giorno 15, il Comune di Torino e la Juventus
hanno stipulato l'atto con il quale è stato costituito il diritto di
superficie per 99 anni sullo stadio Delle Alpi e sulle aree adiacenti: in
cambio della ormai famosa mancia di 25 milioni di euro (la miseria di 4,68
euro annui al metro quadro, quando solo per installare un banco per la vendita
di libri usati o di fiori ne occorrono 76,65) la società bianconera
ha avuto il diritto di edificare su un'area di 54mila metri quadrati un centro
commerciale, una multisala cinematografica, la sede e il proprio museo. L'area
complessiva è peraltro di circa 350mila metri quadrati. Dunque, tra
le altre cose, la gestione del Delle Alpi è passata dal Comune alle
mani bianconere. Occorreva perciò trovare chi se ne occupasse: con
la rapidità che contraddistingue i vertici dirigenziali, il 28 luglio
la Juventus ha costituito una nuova società, la Semana, della quale
detiene il 30% del capitale. Il restante 70% è in mano alla E.S.E.,
un'azienda, come si legge nel bilancio bianconero, «operante nel settore
della gestione degli impianti sportivi». Infine, il 12 agosto la Juventus
ha sottoscritto con la Semana un contratto di appalto per la fornitura dei
servizi relativi alla gestione del Delle Alpi.
Tutto normale? Non proprio. La professionalità dei dirigenti di corso
Galileo Ferraris è continuamente riconosciuta: e allora perché
affidare la gestione dello stadio alla E.S.E., che, come risulta dal Registro
delle imprese tenuto dalla Camera di Commercio di Torino, è stata costituita
l' 8 maggio 2002? Quali esperienze nella gestione degli impianti sportivi
poteva vantare per essere scelta per un'operazione così importante?
Forse, la società era di nascita recente, ma i suoi soci avevano maturato
esperienze significative. E qui si amplia il mistero. Degli azionisti della
E.S.E. si sa soltanto che sono due, ma non se ne conosce l'identità:
il 90% del capitale è infatti custodito dalla Simonfid, il restante
10% dalla Nomenfid. La Juventus se ne sarà domandata il perché?
Certo, è una curiosa casualità che due soci distinti affidino
le proprie quote a due diverse fiduciarie, la cui sede si trova però
nello stesso, identico ufficio. Non è l'unica gustosa coincidenza:
della Simonfid si è già detto che il controllo appartiene ad
un'altra fiduciaria, la Sofegi. A sua volta, essa ha tre soci: Franzo, Riccardo
e Cristina Grande Stevens, ovvero padre presidente bianconero e relativi rampolli.
E la Nomenfid? E' controllata dai soli figliuoli: il 52% è di Riccardo,
il 18% di Cristina. Ricapitolando, la Juventus ha affidato la gestione dello
stadio Delle Alpi a una neonata società, la Semana, il cui controllo
è nelle mani della E.S.E., a sua volta nata da poco, i cui azionisti
hanno scelto due fiduciarie controllate dalla famiglia Grande Stevens per
farsi custodire le quote. Anche qui, come nel caso della Gea World, ci sono
intrecci tra figli e genitori famosi.
Saltando da un nodo all'altro, come presidente e amministratore delegato della
Semana è stato nominato Alessandro Gilardi. E' un cognome che ricorre
nelle vicende di casa Juve dal 30 giugno 2003: egli è proprio l'amministratore
delegato di quella Costruzioni Generali Gilardi Spa che ha permesso alla società
di corso Galileo Ferraris di chiudere con un modesto utile di 2 milioni e
150mila euro il bilancio dello scorso anno. Tutto grazie all'originale scambio
imperniato sulla cessione del 27,2% della Campi di Vinovo Spa, controllata
dalla Juventus e proprietaria dei terreni di Vinovo e Nichelino sui quali
sorgerà il progetto cosiddetto Mondo Juve (con i futuri campi di allenamento
delle squadre bianconere oltre a una nuova colata di cemento per mettere su
un centro commerciale) al prezzo di 37 milioni e 300mila euro, con una plusvalenza
di ben 32 milioni e mezzo di euro. Perché originale? Perché,
contestualmente, la Juventus ha concesso alla Gilardi il diritto di rivenderle
la stessa quota appena acquistata allo stesso prezzo. Si potrebbe obiettare
che se il 27,2% della Campi di Vinovo è stato valutato 37 milioni e
300mila euro quella cifra sia congrua. Macché: facendo una semplice
proporzione, quel prezzo equivale a una valutazione totale della Campi di
Vinovo pari a 137 milioni e 132 mila euro. Nell'ultimo bilancio annuale, chiuso
al 30 giugno 2003, essa ha ottenuto un utile complessivo pari a 4mila euro.C'è
un indicatore rozzo ma efficace per capire se la valutazione è in linea
con i fondamentali economici: è il rapporto tra prezzo e utili. Il
valore medio storico per le società quotate in Borsa, dunque estremamente
significativo, si aggira intorno a 13. Vuol dire che, a parità di utili
conseguiti, l'investimento iniziale viene ripagato in 13 anni. Come si verifica
facilmente, nel caso della Campi di Vinovo, il rapporto è pari a 34.283:
un imbattibile record mondiale. Peraltro, non c'è nulla di nuovo sotto
il sole: pane (nella veste moderna di tanti soldi), amore (sotto forma di
intrecci familiari) e fantasia(nelle valutazioni di bilancio). Ma purtroppo
non è bello come il film di Luigi Comencini, interpretato da Vittorio
De Sica e Gina Lollobrigida.
(Fonti: www.ilmanifesto.it e www.indiscreto.it)
