Lazio sospesa tra Coppa Italia e conti in rosso
Questa sera all'Olimpico gara d'andata della finale contro la Juventus. Ma i problemi economici del club biancoceleste restano sul tavolo: le perdite aumentano, i compratori si nascondono, i piccoli azionisti tremano. Ieri il titolo è stato sospeso a tempo indeterminato di MARCO LIGUORI e SALVATORE NAPOLITANO
17 Marzo 2004
Lazio sospesa dalle negoziazioni di Piazza Affari a tempo indeterminato.
Lo ha comunicato in tarda serata la Borsa Italiana, che ha confermato il provvedimento
con cui aveva già escluso il titolo dalle contrattazioni della seduta
di ieri. La decisione è stata presa in conseguenza dell'approvazione
dei conti al 31 dicembre 2003, che hanno evidenziato un patrimonio netto negativo
per 22 milioni e 300mila euro a causa delle perdite subite nel semestre luglio-dicembre:
è la fattispecie prevista dall'articolo 2447 del Codice civile, che
si riferisce alla riduzione del capitale sociale sotto il limite legale. Ciò
è causa di scioglimento della società, a meno che esso non venga
ricostituito: ma, come sottolineato dalla nota della Borsa Italiana, la Lazio
non ha ancora provveduto a dare esecuzione all'aumento di capitale, e inoltre
non risultano rilasciate garanzie sulla sottoscrizione che rimuovano la causa
di scioglimento. Infine, si attende ancora il nuovo piano industriale che,
nelle intenzioni dei vertici biancocelesti, servirà a conseguire l'equilibrio
economico-patrimoniale nel medio periodo. Insomma, ha tutta l'aria di essere
un record mondiale, per lo meno in ambito calcistico: in appena sei mesi,
ossia dal 30 giugno al 31 dicembre 2003, la Lazio ha dilapidato più
della metà dei soldi ottenuti tramite l'aumento di capitale dello scorso
luglio. Non bruscolini, ma 110 milioni di euro: 68 milioni e 100mila euro
sono già stati persi. E' tutto scritto nella relazione semestrale,
chiusa appunto al 31 dicembre 2003, approvata dal consiglio di amministrazione
della società biancoceleste. Una sorpresa? Niente affatto. Solo chi
in questi mesi ha raccontato favole sui conti biancocelesti può farlo
credere. Ma i numeri sono crudi, e lo sono da tempo: 103 milioni e 50mila
euro di rosso nell'esercizio 2001-2002, 121 milioni e 860mila euro nel 2002-2003,
68 milioni e 100mila euro nel primo semestre del 2003-2004. Come si evince
facilmente, le perdite mensili si sono addirittura incrementate, passando
dagli 8 milioni e 587mila euro dell'ultimo bilancio dell'era Cragnotti, ai
10milioni e 155mila euro della breve epoca Baraldi, agli 11 milioni e 350mila
euro dell'ultimo semestre. Nessun taglio dei costi è stato realizzato,
nonostante il tanto sbandierato piano Baraldi, che ha semplicemente procrastinato
nel tempo i debiti per gli stipendi dei giocatori. In questa situazione, si
nota il colpevole ritardo della Consob nonché la leggerezza con la
quale molta stampa tratta le vicende della Lazio: in tempi in cui si parla
di proteggere i risparmiatori, i 70mila piccoli azionisti biancocelesti hanno
visto dilapidare il loro investimento. La commissione di controllo sulle società
quotate è in attesa di ulteriori informazioni sui conti laziali: ma
i numeri sono terribili da più di due anni. Come definire altrimenti
una società che, per ogni euro incassato, spende in media 2 euro e
20 centesimi?
A proposito dei risparmiatori e dell'andamento del titolo, negli ultimi mesi
si è assistito a un folle saliscendi, orientato in base alle anticipazioni,
finora tutte seccamente smentite dai fatti, su acquirenti in procinto di salire
sul ponte di comando della Lazio. Da diverso tempo per esempio si parla dell'interesse
verso il club romano di Ernesto Bertarelli, il patron miliardario di Alinghi,
l'imbarcazione svizzera che ha conquistato l'ultima Coppa America di vela.
Tra i tifosi della Lazio circola da giorni la voce che sia solo questione
di ore, dettagli. Poi il salvatore biancoceleste uscirà allo scoperto.
I giornali lo scrivono tra le righe. Dagli interessati, solo bocche cucite.
Che fine ha fatto l'articolo 181 del Testo Unico della Finanza, la cosiddetta
legge Draghi del 1998? E' il reato di aggiotaggio: vi si legge che «chiunque
divulga notizie false, esagerate o tendenziose, ovvero pone in essere operazioni
simulate o altri artifici idonei a provocare una sensibile alterazione del
prezzo di strumenti finanziari o l'apparenza di un mercato attivo dei medesimi,
è punito con la reclusione fino a tre anni e con la multa da uno a
cinquanta milioni di lire». La pena è raddoppiata se il fatto
è commesso «dagli azionisti che esercitano il controllo, dagli
amministratori, dai direttori generali, dai dirigenti, dai sindaci, dai revisori
dei conti di imprese di investimento o di banche che esercitano servizi di
investimento, oppure a mezzo stampa o mediante altri mezzi di comunicazione
di massa». E' la descrizione esatta di ciò che è accaduto
da almeno un anno al titolo Lazio. Dire ai piccoli azionisti che la salvezza
della società dipende da loro è una sorta di ricatto: sarebbe
piuttosto doveroso spiegare che, fino a quando i conti avranno questo andazzo,
ogni anno toccherà rimettere mano al portafoglio per almeno 100 milioni
di euro complessivi. Senza peraltro migliorare la situazione debitoria: al
30 settembre 2003, i debiti superavano i crediti di circa 250 milioni di euro.
Questa sera, comunque, la banda Mancini affronta la Juventus all'Olimpico
nella gara di andata della finale di Coppa Italia. Chi vince, mette una toppa
tricolore a una travagliata stagione.
(Fonte: www.ilmanifesto.it)
