Un calcio marcio e con pochi segreti
di Marco Liguori e Salvatore Napolitano
27/2/2004
Il calcio trema ancora una volta. E' accaduto spesso in passato: doping,
regali agli arbitri, passaporti falsi, fidejussioni taroccate. E sempre il
mondo del pallone ne è uscito sostanzialmente indenne. Fare previsioni
su ciò che accadrà stavolta più che azzardato è
inutile: c'è solo l'augurio che questo mondo cominci finalmente a rispettare
le regole, senza approfittare del fatto che il pallone agisce nello spirito
del «panem et circenses» del passato. E se il pane scarseggia,
che almeno ai cittadini sia dato tanto gioco: anche se ciò ha provocato
un buco di bilancio, per la sola serie A, relativo alla gestione ordinaria,
che, al 30 giugno 2003, aveva superato il miliardo di euro.
Molti tra i maggiori imprenditori italiani sono corresponsabili dello sfascio:
e proprio i bilanci sono nel mirino delle indagini portate avanti dalla Procura
della Repubblica di Roma. In ogni sistema che si rispetti tali dirigenti avrebbero
dovuto sentire la necessità di dimettersi: al contrario, minimizzano
i problemi e si atteggiano a risanatori. La Guardia di Finanza sequestra le
carte, ma molto è scritto alla luce del sole: come le plusvalenze fittizie,
come l'ineffabile legge 27 del 21 febbraio 2003, più nota come «spalma
perdite», e il modo furbesco con il quale è stata applicata,
come certe iscrizioni al campionato avvenute «miracolosamente».
E i numerosi conflitti d'interesse presenti nel calcio? Anche qui, tutto palese.
Il presidente del Consiglio che lo è anche del Milan. L'amministratore
delegato rossonero, Adriano Galliani, che fa contemporaneamente il presidente
della Lega Calcio, e dovrebbe così tutelare gli interessi di tutte
le società. Il presidente federale, Franco Carraro, che è anche
al vertice della banca d'affari Mcc, appartenente al gruppo Capitalia, azionista
della Lazio. Ma anche benefattrice della Roma, attraverso la fidejussione
di 30 milioni di euro, rilasciata l'estate scorsa, che permise l'iscrizione
dei giallorossi al campionato, e detentrice in pegno del 99,53 per cento delle
azioni del Perugia. Inoltre ha finanziato per circa 100 milioni di euro Lazio,
Roma, Milan, Inter, Parma e Chievo. E tra i soci di Mcc spiccano il 3 per
cento della Fininvest, padrona del Milan, e il 3 per cento di Telecom Italia,
gruppo facente capo a Marco Tronchetti Provera, sponsor e azionista dell'Inter,
e sponsor, tramite Tim, di campionato e Coppa Italia. Il vice presidente federale,
Giancarlo Abete, fratello di Luigi, numero uno di Bnl, azionista della Lazio:
e in Bnl detengono una quota sia Diego Della Valle, azionista di riferimento
della Fiorentina, che Stefano Ricucci, socio della Lazio. E come non parlare
della Gea World? Nel suo azionariato rifulgono Alessandro Moggi, figlio di
Luciano, Chiara Geronzi, figlia di Cesare, e Giuseppe De Mita, figlio di Ciriaco,
nonché direttore generale della Lazio. Egli è un nuovo ingresso
in Gea: ne sono usciti invece Andrea Cragnotti, figlio di Sergio, e Francesca
Tanzi, figlia di Calisto. In più è sparita Romafides, la fiduciaria
del gruppo Capitalia che custodiva le quote di un socio rimasto misterioso.
Tornando ai bilanci, sono un concentrato di ironia: come definire altrimenti
le plusvalenze di miliardi per la cessione di semplici carneadi? L'elenco
è sterminato e finisce con un megascambio di quartetti tra Inter e
Milan della scorsa estate: Brunelli, Deinite, Giordano e Toma in luogo di
Ferraro, Livi, Ticli e Varaldi. Prezzo complessivo pattuito, 13 milioni e
950 mila euro. Plusvalenza per il Milan: 11 milioni e 961 mila euro. Plusvalenza
per l'Inter: 13 milioni e 941 mila euro. Ma non si possono dimenticare i 95
milioni e 300 mila euro di plusvalenze ottenute dalla Roma nel conto economico
al 30 giugno 2002 con la cessione di ben 20 giocatori a società quasi
tutte di serie B. Peccato che esista una norma del codice civile, il terzo
comma dell'articolo 2426, che impedisce simili virtuosismi. E le svalutazioni
del patrimonio calciatori? Roba da Salone dell'Umorismo di Bordighera: 319
milioni e spiccioli per l'Inter, 242 per il Milan, quasi 213 per la Lazio
e poco meno di 134 per la Roma. Guarda caso, nessuna di queste società
si era accorta del depauperamento effettivo prima dell'adozione della legge
27. La Juventus ha anticipato tutti: ha intrapreso la via della plusvalenza
immobiliare fittizia. Il 30 giugno scorso ha venduto il 27,2% della controllata
Campi di Vinovo, sui cui terreni sorgerà il progetto cosidetto Mondo
Juve, alla Costruzioni Generali Gilardi: prezzo pattuito per l'operazione
37 milioni e 300mila euro con una plusvalenza di 32 milioni e 500mila euro.
Ma ha concesso all'acquirente un'opzione di vendita ai bianconeri della stessa
quota allo stesso prezzo. Di solito in Italia, tutto va a finire a tarallucci
e vino: vedremo se sarà così anche stavolta.
(Fonti: www.ilmanifesto.it e www.indiscreto.it)
