Rispettando davvero le regole la serie A partirebbe con zero squadre
di Marco Liguori e Salvatore Napolitano
20/8/2003
Venghino signori, venghino. La fantasmagorica giostra delle plusvalenze sta
per riaprire in tutto il suo fulgore. E' un gioco dove ogni mossa è
lecita, soprattutto gli scambi incrociati di giovani sconosciuti a prezzi
gonfiati (ricordate quelli tra Milan e Inter?). E i padroni della giostra,
ossia i vertici del nostro calcio, sono ancora tutti lì, inamovibili
e imperturbabili, a dettare le regole. Che tanto verranno puntualmente calpestate.
Chi ci è cascato prima, si arrangi. Ma il pronto soccorso del governo
è assicurato: è oppure no il presidente del Consiglio anche
il presidente del Milan?
Per capire i motivi per i quali il meccanismo delle plusvalenze, che si sperava
fosse finalmente abbandonato, sia stato invece oliato a puntino per farlo
ripartire, è necessario un salto all'indietro di qualche mese, precisamente
allo scorso febbraio. I debiti schiacciavano molte società di A e B,
e una in particolare, la Lazio, le cui vicende stanno a cuore al presidente
federale, Franco Carraro, che ne era, di fatto, insieme al numero uno di Capitalia,
Cesare Geronzi, l'azionista di controllo, attraverso Mcc, banca d'affari del
gruppo romano. La crisi della Cirio, maggior azionista della Lazio, era infatti
esplosa in tutta la sua gravità. Ebbene, grazie ad un'incessante opera
di pressione, nella quale Carraro fu attivissimo, il governo varò in
fretta e furia un decreto che calpesta le regole elementari della contabilità
aziendale e del Codice civile. Fino a ieri era l'unico decreto cosiddetto
«salva calcio». Grazie a quella legge, è possibile svalutare
il patrimonio calciatori e spalmare in dieci anni la perdita per il minor
valore. In cambio, la Federcalcio promise norme più severe per i bilanci.
Le regole furono effettivamente varate a fine aprile: all'ormai famoso parametro
ricavi/indebitamento non inferiore a 3, ne fu aggiunto un altro, che prevede
che il rapporto tra patrimonio netto e attivo patrimoniale non scenda sotto
0,5. In più fu deciso che le società non dovessero avere debiti
verso Erario, Enti previdenziali e tesserati al 30 aprile. Alla Federcalcio
il tono fu solenne: le nuove regole entreranno subito in vigore e, in base
ad esse, si deciderà chi potrà essere iscritto al prossimo campionato.
Macché: se ne parlerà invece l'anno venturo. Forse. Ad esempio,
calcolando il nuovo parametro per la Juventus, al 30 giugno 2003 il suo valore
sarebbe stato pari a 0,25 (rapporto tra 99,6 milioni di euro di patrimonio
netto e 399,8 di attivo patrimoniale). Altro che le esclusioni dei Tar: sarebbe
stata una serie A a zero squadre.
Dunque, le regole furono varate dalla Federcalcio ben sapendo che non sarebbero
state applicate. E' peraltro difficile che un parametro simile venga mai preso
in considerazione: a meno che non siano aggiunti nuovi, provvidenziali commi
per spiegare quali voci andranno incluse e quali no.
A proposito di nuovi commi, leggendo l'articolo 86 delle Norme federali si
capisce al volo perché tutto è pronto per far ripartire la giostra
delle plusvalenze. Nella vecchia versione, nel calcolo del rapporto tra i
ricavi e l'indebitamento, nella parte relativa ai ricavi che vanno considerati,
c'è un punto nodale: essi «possono essere integrati, esclusivamente
per le società partecipanti ai campionati di serie C, con gli utili
da negoziazione dei diritti alle prestazioni dei calciatori, al netto delle
perdite sopportate per il medesimo titolo, nonché con i ricavi derivanti
dalla cessione temporanea del diritto alle prestazioni di calciatori al netto
dei costi sostenuti per il medesimo titolo». In parole povere, le plusvalenze.
Le nuove norme sono identiche, tranne che per un piccolo particolare: con
un semplice tratto di penna è stata cancellata la frase «esclusivamente
per le società partecipanti ai campionati di serie C». Dunque,
che la giostra riparta. Per tutti.
(Fonti: www.ilmanifesto.it e www.indiscreto.it)
