Dove c'è Gea c'è casa, ma in affitto
di Marco Liguori e Salvatore Napolitano
25/7/2003
«Papà, me lo dai l'appartamento?». E' una frase ricorrente
in molte famiglie benestanti. Se il rampollo ha bisogno, un piccolo aiuto
non gli si può negare. Nel nostro caso, la famiglia in questione è
composta da un padre e da una figlia, i cui nomi sono molto noti e influenti:
l'uno è Cesare Geronzi, presidente del gruppo Capitalia, a cui fa capo
anche la Banca di Roma. L'altra è la primogenita Chiara, giornalista
del Tg5. L'appartamento si trova in una zona centralissima della Capitale:
è infatti al secondo piano del numero 35 di vicolo Barberini. E' davvero
molto spazioso: circa 180 metri quadrati, suddivisi tra salone pranzo, due
camere, cucina e doppi servizi. L'episodio risale alla metà di gennaio
del 2001. La Gea World sarebbe nata soltanto qualche mese dopo, ad ottobre,
ma erano già operative le due società che le avrebbero dato
vita: la Football Management di Alessandro Moggi, figlio di Luciano, direttore
generale della Juventus, nata nel 1994, e la General Athletic, fondata nell'ottobre
2000, controllata al 20% ciascuno da Andrea Cragnotti (figlio di Sergio),
Francesca Tanzi (figlia di Calisto) e Chiara Geronzi, e al 40% dalla fiduciaria
del gruppo Capitalia, Romafides, schermo per il socio occulto che è
da tempo oggetto di curiosità anche in Parlamento. La General Athletic
era alla ricerca di una sede sociale per cominciare la propria attività:
l'appartamento di vicolo Barberini sembrava perfetto. Anche perché
il suo proprietario era la Banca di Roma. Ma non sarebbe stato elegante un
passaggio diretto tra padre e figlia: a quel tempo, infatti, Chiara Geronzi
era presidente del consiglio di amministrazione della General Athletic. Meglio
cancellare qualche traccia: la soluzione fu rapidamente trovata. A dare in
affitto l'abitazione fu la Cornice Immobiliare, mandataria dell'istituto presieduto
da Cesare Geronzi. A firmare il contratto come conduttore fu Tommaso Cellini,
all'epoca fresco ex-direttore marketing della Lazio, che aveva ricevuto un
mandato speciale dalla stessa Chiara Geronzi per concludere l'affare. Ma il
colpo di genio fu nel concedere i locali per uso abitativo: un modo per fissare
un canone più vantaggioso per l'affittuario. Non solo, ma nell'articolo
3 del contratto di affitto è stato reso esplicito il «divieto
al conduttore di qualsiasi diversa destinazione anche parziale o temporanea
dell'unità immobiliare locata».
Dunque, un bell'affare per la General Athletic, molto di meno per la Banca
di Roma, che ha affittato un immobile di prestigio ad un canone annuo di poco
più di 43 milioni e mezzo di vecchie lire: appena 20.355 mensili al
metro quadro. Non c'è che dire: davanti ai bisogni della figlia, gli
interessi degli azionisti passano in second'ordine. Anche in questa operazione
c'è la conferma del nodo inestricabile che lega insieme Banca di Roma,
Parmalat, Lazio e Juventus. Quell'appartamento, ben lungi dall'aver ospitato
la famiglia Cellini, è diventato la sede della General Athletic. E
adesso lo è della Gea. A proposito della quale c'è da osservare
che sono in corso manovre farraginose per far scomparire il convitato di pietra,
ossia Romafides, la fiduciaria dietro la quale si cela dall'origine il socio
misterioso. Il presidente della Gea Alessandro Moggi ha detto con sicurezza
che «non esiste nessuna fiduciaria». Ma la pratica con la quale
la società avrebbe annunciato il cambio dell'assetto proprietario è
stata formalmente sospesa. C'è infatti un documento di troppo. In uno
l'elenco dei soci è rimasto invariato, nell'altro è scomparsa
Romafides. Insomma, trattandosi di Gea, si potrebbe parlare a ragion veduta
di un conflitto di interessi tra documenti.
Non si sa bene come finirà questa sorta di gioco delle tre tavolette:
tra le ipotesi più verosimili ci sono l'ingresso di Giuseppe De Mita,
figlio di Ciriaco e attuale direttore generale, che diventerebbe anche socio
a tutti gli effetti. (2-fine)
(Fonti: www.ilmanifesto.it e www.indiscreto.it)
